Leopoldo Giampaolo

Leopoldo Giampaolo nacque a Maccagno Superiore il 5 settembre 1909 da Sante e Luigia Maj. Conseguì il Diploma Magistrale nel 1926; iniziò ad insegnare nelle scuole elementari di Varese e del circondario. Studiò Filosofia e Pedagogia nell’Università di Torino dove si laureò nel 1942. Nel 1947 fu incaricato della direzione didattica della scuola elementare « Giuseppe Mazzini » di Varese e tenne poi l’insegnamento di Tirocinio nel locale Istituto Magistrale.

Per oltre un ventennio, dal 1950, fu Direttore della Biblioteca Civica di Varese. In quell’ufficio operò sempre attivamente e divenne così uno dei principali .esponenti della vita culturale cittadina; fu sicuro punto di riferi­mento per tutti coloro che si avvicinavano alla storia locale di Varese e del territorio.

Fu ispettore onorario ai monumenti della Lombardia per Varese e dintorni.

Nel 1953 ridiede vita alla Società Storica Varesina iniziando, nello stesso anno, la pubblicazione della rivista della Società e della collana di studi monografici. Tenne la direzione della Società Storica e della Rivista sino al giorno della sua morte, giunta improvvisa il 7 novembre 1983.

Accanto agli impegni della professione ed agli interessi storici Leopoldo Giampaolo coltivò sempre, con passione, una naturale inclinazione verso la pittura. Amò raffigurare Varese con il suo Lago, il Verbano con i suoi paesi; utilizzò tutte le tecniche pittoriche, ma diede nell’acquarello le prove migliori della sua arte. Tra le mostre personali ricordiamo quella allestita nel 1976 dalla Galleria Internazionale di Varese.

Antonio Ricci, Ritratto di Leopoldo Giampaolo 1987, acquerello

Antonio Ricci, Ritratto di Leopoldo Giampaolo 1987, acquerello

Leopoldo Giampaolo esordì presto negli studi storici; nel 1932 fu tra i collaboratori dell’Archivio della Società Storica Varesina. Pubblicò le sue ricerche su Maccagno e collaborò, fin dal primo numero, alla Rassegna Storica del Seprio, la rivista che era nata dalla nuova organizzazione delle sezioni di Varese, Gallarate e Busto Arsizio della Deputazione di Storia Patria per la Lombardia.

Nella sua lunga attività di ricerca e di divulgazione storica Giampaolo si occupò di molti argomenti, per tutta la provincia di Varese. Pubblicò fonti importanti di storia locale, curò le edizioni delle Cronache di Giulio Tatto e di Vincenzo Marliani, alle quali già avevano attinto, nel secolo scorso, storici quali il Brambilla e il Borri e che sono strumenti indispensabili per conoscere la società varesina dei secoli XVI, XVII e XVIII.

Trascrisse il diario del garibaldino Giuseppe Bolchini. Trovò , lettere ancora inedite di Giuseppe Mazzini, Alessandro Manzoni, Giuseppe Verdi ed altri illustri protagonisti del Risorgimento.

Pubblicò il testo dell’inchiesta De Battisti sulla economia e sulle Fonda­zioni pie della prima provincia di Varese nel 1790.

Trascrisse la relazione del saccheggio operato dai Francesi nel 1636 nella pieve di Besozzo.

A metà degli anni cinquanta pubblicò le numerose tavole della Carto­grafia Varesina, monumentale opera di documentazione su tutto il territorio varesino, indispensabile strumento che avvia allo studio dello sviluppo urba­nistico e dell’evoluzione della città di Varese e della provincia.

Studiò in modo particolare la società varesina della seconda metà del­l’Ottocento; si occupò, in due ampi e documentati lavori della storia del giornalismo varesino e delle elezioni politiche in Varese fino alla prima guerra mondiale.

Molto noto è il gruppo di lavori sulle vicende politiche e militari del Risorgimento varesino; nel 1950 uscì il volume su La prima campagna di Garibaldi in Italia (da Luino a Morazzone) e gli avvenimenti militari e politici nel Varesotto 1848-1849, frutto della collaborazione con Mario Ber­tolone, in cui la narrazione critica dei fatti è corredata da una amplissima serie di documenti reperiti in archivi italiani ed esteri. Riprese l’argomento risorgimentale in successivi articoli e, soprattutto, in altri due importanti volumi: Varese dall’avvento della Repubblica Cisalpina alla fine del Regno Italico. Cronaca ricavata dagli appunti di Carlo Castiglioni, di Luigi Borri e dai protocolli municipali di Varese, per la cui stesura Giampaolo si avvalse appunto dei manoscritti del Castiglioni e del Borri, integrandoli con la ricerca d’archivio precisa e minuziosa, nonchè il vasto e approfondito studio su Vicende Varesine dal marzo 1849 alla proclamazione del Regno d’Italia e la seconda campagna di Garibaldi nel Varesotto.

Non meno importante appare la serie di lavori che illustrano la città di Varese nei vari aspetti storici e monumentali. Giampaolo dimostrò sempre particolare interesse e attenzione per questi temi; in tono di piacevole racconto ricostruì la storia di ville, palazzi e chiese. L’articolo sul Palazzo Estense, apparso dapprima nel fascicolo IX della Rivista della Società Storica Varesina, fu titolo anche di un volume a parte della collana monografica. Altri articoli dedicò Battistero di San Giovanni, alla chiesa di San Cas­siano, alla villa Baroggi. Diede prova delle sue capacità di divulgatore in un altro ponderoso articolo su Chiese, conventi ed altri edifici della vecchia Varese scomparsa che pubblicò sul fascicolo XV della Rivista e che fu uno dei suoi ultimi lavori.

Si occupò anche di località minori della provincia di Varese. Tra i suoi primi interessi si trovano quelli per il paese natale, Maccagno. Studiò la singolare vicenda storica del Comune di Maccagno Inferiore che, elevato a feudo imperiale nel 962, riuscì a vivere indipendente e libero governandosi con propri statuti, per ottocento anni. Di questa opera apparvero, dopo la prima del 1939, le successive edizioni sempre rivedute ed ampliate.

La storia di Monteviasco, scritta in collaborazione con Piera Miravalle Astini, è un lavoro che testimonia l’attenzione dello studioso anche verso i temi minori della storia locale e il gusto per ricerche di storia materiale e di folklore.

Giampaolo diede contributi rilevanti anche alla storia dell’arte di questa zona, scrivendo di pittori, scultori ed architetti: si occupò del Magatti, del Morazzone, del Caronesi, del Bernascone, del Petrini, di G.B. Ronchelli e di I.G. Baroffio.

Tra i più rilevanti impegni di Giampaolo nei confronti della cultura cittadina ci fu sempre quello di divulgatore. Non a caso molti suoi volumi e molti articoli comparsi su riviste locali rispondono bene alle richieste di un grosso pubblico e furono adottati come testi divulgativi e scolastici. Il lavoro su La Provincia di Varese nei suoi aspetti geografici, storici, artistici è appunto un agile volumetto che racchiude la descrizione storica e geografica di tutto il territorio, corredata da note sociali ed economiche; il volume ebbe numerose e sempre aggiornate edizioni, dal 1944 al 1973

Dopo molti anni di attività Giampaolo, colpito da una grave malattia invalidante, si ritirò dagli impegni della vita pubblica. Nel 1971 lasciò la direzione della Biblioteca Civica, ma non smise mai di interessarsi dei temi prediletti della storia locale.

Come direttore della Rivista della Società Storica Varesina continuò a raccogliere attorno a sé gli interessati a questo ordine di studi, incoraggiò e stimolò i giovani appassionati alla ricerca storica.

Pur indebolito dalla malattia, continuò sempre a lavorare attivamente per la Società Storica Varesina. L’ultimo volume della Rivista, che egli. come sempre, seguì minuziosamente, uscì nell’ottobre del 1983, pochi giorni prima della sua morte. Spirò in Varese il pomeriggio del giorno 7 novembre.

Chiara Ambrosoli

Estratto da RIVISTA DELLA SOCIETA’ STORICA VARESINA – Fasc. XVII – 1985

 

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