di SERGIO REDAELLI (da Rmfonline 12 giugno 2026 )
Gli storici latini trasferivano nell’indagine del passato il bisogno di comprendere i problemi del presente. Per Sallustio era la crisi che insidiava la repubblica, per Tito Livio la pace sociale, per Tacito il rapporto tra dispotismo e libertà. Lo studio degli eventi trascorsi e il modo di analizzarli, interpretarli e tramandarli erano la continuazione dell’impegno politico. La stessa curiosità, la stessa ansia traspare in Luigi Ambrosoli (1919-2002), filosofo, letterato e protagonista della storiografia italiana del secondo Novecento. Allievo a Milano di Chabod negli anni dell’ultima guerra mondiale, spese l’intera esistenza per la ricerca storica, profondendo insieme un costante impegno civile e politico.
Non stupisce che il suo nome rifulga fra i candidati alla prossima iscrizione nel Famedio con quelli di Leopoldo Giampaolo e di Giuseppe Armocida, come lui “padri nobili” della Società Storica Varesina che dal 1931 studia e conserva la lezione del passato. Tre figure di uomini di cultura, di studiosi, di educatori e di amministratori pubblici convinti che capire il passato dia un senso all’azione sociale e politica. Di Luigi Ambrosoli basterà ricordare l’attività di preside di scuola secondaria e l’insegnamento negli atenei di Ferrara, Padova e Verona, gli interessi per il pensiero di Mazzini e Romagnosi, per Garibaldi, il Risorgimento e per l’opera di Carlo Cattaneo raccolta nella collana I Classici Mondadori, diretta da Dante Isella.
E poi, accanto all’attività di consigliere comunale e di assessore all’urbanistica a Varese, lo studio dei problemi dell’istruzione in Italia dopo l’unità e la riforma Gentile, le indagini sul movimento operaio e socialista, sui cattolici e la Resistenza, i progetti editoriali condivisi nel dopoguerra con Piero Chiara, Vittorio Sereni e Guido Morselli, i libri pubblicati con Bollati Boringhieri, Il Mulino, Vallecchi, l’Istituto Poligrafico dello Stato e l’attività giornalistica svolta per Lombardia Nord/Ovest, le recensioni, i saggi critici e gli interventi d’attualità pubblicati su altre testate. All’amata Varese, una storia millenaria, dedicò un volume pubblicato da Macchione nel 2002 in edizione numerata e ristampato nel 2011 in forma aggiornata e “popolare”.
Leopoldo Giampaolo (1909-1983) fu invece il pioniere dello studio della storia locale. Laureato in filosofia e pedagogia nel 1942 a Torino, insegnò tirocinio all’Istituto magistrale di Varese per vent’anni a partire dal 1946 e diresse la Biblioteca Civica dal 1951 al 1971 facendone uno strumento al servizio della città. Riordinò e inventariò i libri, li catalogò per autore e materia, ne promosse la consultazione. Fu lui, nel 1945, a ricostituire con altri la Società Storica Varesina che il fascismo aveva fatto confluire nella Regia Deputazione Lombarda di storia patria. Convinto, con Benedetto Croce, che le memorie locali servono “a ricostruire il rapporto tra il territorio e la storia maggiore”, debuttò con gli studi sul feudo dei Mandelli a Maccagno, suo paese natale.
Nel 1958 descrisse la Varese minore con Mario Lodi e Antonietta Massarotto e nel 1977 elaborò una sintesi storica sull’agricoltura, il commercio, i pellegrinaggi, le tramvie, i monumenti, lo sport e la cultura del capoluogo. Studiò il Risorgimento, ricostruì con Mario Bertolone le campagne militari di Garibaldi a Varese e s’inventò editore delle monografie della Società Storica Varesina curando la pubblicazione della Cronaca di Giulio Tatto, le Memorie della città di Varese di Vincenzo Marliani, Varese dall’avvento della Repubblica Cisalpina alla fine del Regno italico e La Topografia della pieve di Arcisate di Niccolò Sormani. Trascrisse il diario di Giuseppe Bolchini e pubblicò il testo dell’inchiesta De Battisti sull’economia.
È troppo recente infine la scomparsa di Giugi Armocida (1946-2026), medico psichiatra e dal 1995 presidente della Società Storica Varesina, per non sapere tutto o quasi di lui. Ex studente del Cairoli, docente di storia della medicina con quarant’anni di insegnamento accademico tra la Statale di Milano e le università di Bari-Foggia, Ancona, Pavia e – per ventitre anni – Varese, ha scritto decine di libri e articoli di carattere medico e storico. Negli anni Novanta è stato sindaco di Ispra e assessore a Palazzo Estense dal 1997 al 2002. Ha lavorato all’ospedale psichiatrico di Varese e diretto la rivista Biografie Mediche. Tra i tanti personaggi che ha studiato vanno almeno citati il patriota risorgimentale Giulio Adamoli e il medico Luigi Sacco, apostolo della vaccinazione antivaiolosa e altra gloria varesina.

