Non solo Ippocrate

Giugi Armocida, maestro di humanitas

di SERGIO REDAELLI (da Rmfonline 2 ottobre 2026 )

Il medico Giugi Armocida, lo storico, l’accanito “bibliomane” che in luna di miele trovò il tempo di partecipare a un’asta di libri antichi e che “si riposava” sfogliando i volumi della sua immensa biblioteca (a cui va data ora un’idonea destinazione). Ma il convegno del 26 settembre a Villa Recalcati ha messo al centro soprattutto l’uomo ricco di umanità scomparso il 18 febbraio, il docente universitario amato dagli studenti che ammettono di aver modificato il modo di guardare la medicina grazie a lui: “Insegnava che umiltà non significa incertezza – ricorda la psichiatra forense Stefania Zeroli, ex allieva – che il rigore scientifico non deve ridurre la complessità dei problemi, che in medicina, come in ogni campo, le certezze del passato possono rivelarsi degli errori, che prendersi cura degli altri esseri umani richiede responsabilità”.

Il ritratto del professore fornito dai colleghi di lavoro, dagli ex studenti, dagli amici e dai “compagni di strada” riuniti nella sede dell’amministrazione provinciale, è una dichiarazione di stima, di amicizia e di affettuoso rimpianto. Molti relatori, affermati professionisti e incanutiti studiosi, hanno parlato con la voce incrinata dalla commozione. Tanti i giudizi di sincera ammirazione. Armocida è stato “un fratello maggiore” per Marco Zanobio, figlio di Bruno di cui il medico di Ispra fu allievo a Milano. “Un uomo aperto all’ascolto, come predica papa Leone XIV” per Giovanna Beretta, presidente dell’Ordine dei medici di Varese: “Medico nel senso più totale, con un’idea altissima della professione”.

Renzo Dionigi, chirurgo, storico e rettore dell’Università dell’Insubria dal 1998 al 2012, riportò Armocida a Varese nel 2000 come professore ordinario dall’ateneo di Foggia e lo paragona a un medico rinascimentale, ricco di humanitas, alla latina, di cultura e di benevolenza, nel segno di Terenzio: “Nulla di ciò che è umano mi è indifferente”. Ogni emozione, gioia o dolore degli altri esseri umani ci riguarda da vicino e non ci deve lasciare indifferenti. Sulle doti umane dell’amico e collega insiste anche Mario Tavani, professore in pensione di medicina legale all’Insubria, che cita Wolfgang Goethe e l’anelito naturale alla fratellanza universale, agli ideali etici di cortesia, onestà, dedizione, tolleranza e umiltà.

Armocida profondo innovatore, sensibile agli impulsi del cambiamento. Renato Soma, docente di igiene e sanità pubblica, nomina le modifiche volute dal professore allo statuto di storia della medicina dando piena dignità agli storici, accanto ai medici, perché “non si annullano le differenze, ma c’è un’unica coscienza”. La stessa cosa accadde con la sua presidenza alla Società Storica Varesina. Il successore Marco Tamborini spiega: “Quando nel 1995 divenne presidente promosse il nuovo statuto. Dal 2005 fece uscire la Rivista con cadenza annuale, intensificò la pubblicazione delle monografie (oggi sono ventotto) e dal 1996 stampò i reprint anastatici di vecchi libri introvabili, il primo, Laghi e Torbiere del circondario di Varese di Giuseppe Quaglia”.

Ricostruendo le tappe della sua carriera politica nei Comuni di Ispra (1990-1995) e nella giunta Fumagalli di Varese (1997-2002), la responsabile degli archivi letterari di palazzo Estense, Serena Contini, sottolinea il contributo culturale dato all’azione di assessore e le tante iniziative promosse, il convegno sul futuro della Biblioteca Civica di Varese, il concorso internazionale di ex libris, l‘istituzione della nuova sede della Biblioteca dei Ragazzi, la stampa del volume sul Lapidario di via Sacco, le mostre su Magatti curata da Anna Bernardini e su Giuseppe Bonino. Ma gli interventi si concentrano presto, di nuovo, sulla straordinaria umanità dello scomparso docente di Ispra.

“Rapiva chi lo ascoltava parlare di argomenti seri con leggerezza e ironia”,diceGiovanni Bernardini, docente di biotecnologie e scienze della vita dell’ateneo varesino: “Praticava il valore della ricerca delle fonti storiche e inaugurò l’innovativo filone di studi di bioarcheologia e antropologia: “I suoi dottorandi – certifica – oggi sono ottimi ricercatori”. Ilaria Gorini, docente di storia della medicina e direttrice del centro di ricerca in osteoarcheologia e paleopatologia, si unisce all’elogio: “Aveva una dialettica persuasiva e per nulla invadente, insegnava che la medicina non è solo Ippocrate e Galeno. Suscitavano il suo interesse gli errori e i giudizi sbagliati della scienza medica. Lo raccontava con amabilità e si trasformava in cicerone conducendo gli studenti in visita all’ex manicomio varesino”. Rivelazione finale della vedova Monika Jung: “Giugi stava scrivendo sette racconti”. Al momento inediti.