A casa di Garibaldi

La Società Storica Varesina a Villa Mirabello

di SERGIO REDAELLI (da Rmfonline 9 ottobre 2026 )

Ora è ufficiale. A quasi cento anni dalla sua fondazione (1931), la Società Storica Varesina stabilisce la propria sede legale a Villa Mirabello, la prestigiosa sede del museo archeologico di Varese e della sezione risorgimentale diretta da Serena Contini. L’accordo fa seguito alla delibera della giunta comunale del 23 giugno ed è stato firmato il 25 settembre dall’assessore alla cultura Enzo Laforgia e dal presidente degli storici varesini Marco Tamborini. A suggello della convenzione, la Società Storica Varesina si impegna a pubblicare sulla Rivista o nelle proprie collane editoriali studi e ricerche realizzati dai Musei Civici e, in un sinergico patto collaborativo, a valorizzare il patrimonio museale cittadino.

“Varese non può disconoscere la propria storia risorgimentale”, commenta Tamborini riprendendo le parole del predecessore Giuseppe Armocida, che ha guidato la Società Storica Varesina dal 1994 al 2026 e che ha sempre sollecitato iniziative di collaborazione tra i due enti. L’accordo ha un indiscutibile valore simbolico. Ospitando gli studiosi che si occupano della storia del territorio, il Comune di Varese sottolinea la sua anima risorgimentale e la addita ai giovani come esempio da seguire. La città che fu teatro d’importanti battaglie, la prima in Italia a nominare Garibaldi cittadino onorario e la prima provincia, con Luino, a erigere un monumento al Generale nel 1867, l’eroe ancora vivente, rende onore al proprio passato.

Al di là dei suoi nuovi uffici, la Società Storica Varesina potrà riunirsi nella sala di Villa Mirabello che contiene cimeli e documenti d’epoca, divise originali e l’eccezionale collezione di armi bianche e da fuoco che videro coraggiosa protagonista Varese, le sue donne, la gioventù e le istituzioni al fianco di Garibaldi nel 1859. La sala espone i proclami pubblicati nei giorni concitati tra il 23 e il 26 maggio, dallo sbarco dei Cacciatori delle Alpi a Sesto Calende alla battaglia di Biumo. Spicca il manifesto rivolto al popolo lombardo all’alba del 23 maggio. Ad anni successivi risalgono le sculture che raffigurano il Generale e il re Vittorio Emanuele II che aprono il percorso museale in maniera scenografica.

Al centro della sezione è la grande tela di Eleuterio Pagliano che ha trovato una sede stabile e definitiva a Varese dopo le tournèe del 2011 a Torino per la mostra dell’Unità d’Italia e nelle Scuderie del Quirinale a Roma. Il quadro fu commissionato dalla famiglia Antona Traversi nel 1861 (e realizzato nel 1865) per documentare “fotograficamente” lo sbarco di Sesto Calende avvenuto tre giorni prima della battaglia di Biumo, in cui morì Ernesto Cairoli. Occupa un gigantesco campo di tela di due metri e trenta d’altezza per sei di lunghezza e una legenda sul retro svela l’identità dei patrioti, ritratti con realistica precisione: i fratelli Cairoli, Nino Bixio, i generali Medici, Sacchi e Cosenz, i pittori De Albertis, Induno e Pagliano, il medico Bertani, Ippolito Nievo, il Generale avvolto nell’inseparabile poncho e poi la truppa, i soldati, i volontari.

L’ allestimento multimediale è opera della Change Performing Arts, la società che con il regista Peter Greenaway animò anche L’ultima cena di Leonardo da Vinci. È un vero e proprio spettacolo teatrale con voci che parlano fuori campo, immagini luminose proiettate sul quadro a evocare notti buie e livide albe, violenti acquazzoni e il balenare dei lampi. Garibaldi pronuncia il proclama, ecco la folla con le torce. Colpi di cannone, i soldati sopraggiungono urlando: “Il nemico si ritira!”. Rumori di cavallo, grida. Poi il Generale ringrazia il pittore: “Il vostro è un bellissimo quadro” e sulle note dell’inno di Garibaldi, Pagliano cita uno per uno i nomi dei personaggi raffigurati. A nome della Società Storica Varesina che presiede, Marco Tamborini ringrazia la vicepresidente Chiara Ambrosoli che ha messo a disposizione per anni la propria casa per le riunioni.